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Home Pensieri&Racconti Amore e Livore viaggiano insieme Share
Amore e Livore viaggiano insieme Stampa E-mail
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Pensieri&Racconti
Scritto da Janni Luan Cajku   
Sabato 06 Agosto 2011 13:11

Amore e Livore viaggiano insieme

Intimorito da quel sogno che mi aveva svegliato nel cuore della notte, mi muovo velocemente ad aprire la posta elettronica.Il fumo della sigaretta mi annebbia la vista.

Tolgo gli occhiali e sfrego gli occhi con il dorso della mano. Senza dover alzare la testa, ammiro le mie belle Marilyn Monroe vicino alla mia scrivania. Questa volta mi sorridono quasi con ironia, mi rivolgono lo sguardo come se mi volessero dire: “Te l’avevamo detto. Tanto si sa, ma non si dice” Allora perché quel ponte, quel mare immenso, quell’arto inferiore nelle mani di Luca in quel sogno nefasto ?

Le mie Marilyn abbassano gli occhi mentre descrizioni meticolose fluiscono nella mente flashback di momenti passati, fuoriesce un libero respiro, ma percepisco ancora certe ferite di ieri. In sostanza non addolorano è solo una sensazione di angoscia che si ripete tutte le volte che mi lascio prendere dal passo svogliato, e imbocco quel sentiero bizzarro fatto di tenerezza e malevolenza.

Appena metto piede in quella terra, sento l’odore della gente colpita in quel modo così malvagio dal sole e rosolati dal sudore di tanta fatica… il cuore ha l'intenzione fermarsi, vengo sbranato da nuovi aspetti e la realtà mi prende a bastonate.

Mi guardo subito alle spalle.

Un gigante volatile spicca il volo. È troppo tardi, quindi mi sposto in avanti chiedo aiuto, ma non ho voce. Due occhi con il colore del cielo mi sorridono. Asciugo lì per lì una lacrima di gioia appena sgorgata che correva giù inumidendo il suo bel viso. Mi abbandono nel tennero abbraccio di quel adorabile bambino. Mentre sento il suo caldo respiro sul mio collo, cerco come sempre disperatamente con gli occhi un fazzoletto bianco tra la folla, ma questa volta non c’è. Sento le gambe che mi tremano. Mi sento svenire.

Una donna più larga che lunga dice con enfasi “L’aereo proveniente dagli USA è appena atterrato. Era in ritardo”. Il suo urlo era accompagnato con un gesto che abbracciava tutta la sala d’attesa che si riempie di urli di gioia e cominciano a spingersi gli uni con gli altri. Noncuranti, agitano in aria i mazzi di fiori. Petali di vari fiori cadono sul pavimento e vengono pestati da piedi precipitosi.

Sono accerchiato da tanta gente, ciò nonostante sono isolato nella mia solitudine.  Da perfetto straniero mastico l’aria che sembra veleno, cerco tra i passeggeri il fazzoletto bianco. Laggiù qualcosa si muove, e vedo la mia piccola grande donna.

Oh perbacco! È la più bella di tutte le donne messe in fila, sembra la Venere.

Non mi muovo, mi sento pietrificato. Per muovermi e vivere in quella terra, ho bisogno di quel suo odore più unico che raro, quella essenza eccezionale. L’unica sostanza che mi fa respirare quando nessuno sa indicarmi qual è la soglia per poter dire basta, diamoci un taglio...

Mentre mia nipote abbraccia la sua amatissima nonna, si ricorda del suo mazzo di rose rosse che aveva portato per lei, e si getta di scatto alla ricerca.

In sala d’attesa intravedo un manifesto a forma di bandiera. La bambina seduta di fronte che faceva andare su è giù le gambe, e mi impediva di leggere la frase per intera “Welcome to …” ma di sicuro non era scritto Milano, ne Parigi, ne New York.

La caffetteria di fronte ha un nome alquanto curioso “La lavanda” ed è eccessivamente popolata. Il suo giardino è segnato con dei vasi di rose giallastre circondate da una massa di musco.  La strada verso l’uscita del parcheggio è tutta nuova ma sono rimasti intatti gli alberi di mandorli che da sempre hanno decorato l’aeroporto soprattutto con i loro fiori primaverili.

Meglio non pensarci molto al linguaggio dei fiori. Tanto,  appartiene a tempi lontani, viene dall’epoca vittoriana, quando le persone comunicavano attraverso i fiori. Abbraccio la mia piccola grande donna e lascio l’aeroporto. Durante il viaggio le sue mani con vasi sanguigni ben visibili sotto la pelle sottile e chiara mi nutrono di vita per l’ennesima volta.. Intanto, fogli bianchi sparpagliati nelle mia mente acquerellano un chador di ricordi, e le mie palpebre non smettono di scattare fotografie.

06/08/11

http://www.facebook.com/pages/Janni-Luan-Cajku-Official-FAN/198768326806514

Janni Cajku Luan Cejku

Io sono “FIGLIO DEL SOLE” e non possiedo “PADRONI”. 
Non gradisco  restrizioni.. 
Le mie strade sono i raggi della luce. 
Il mio leader è il “VENTO DEL MIO CUORE”. 
La mia terra d'origine è la mia indole. 
La mia “PIU’ SUBLIME MELODIA” è la pace tra le etnie 
Il mio vivaio è la sfera celeste.  
La mia casa è il MONDO INTERO.

A cura di: Janni Luan Cajku

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2011 14:49
 

Commenti  

 
+6 #1 Jone Binzonelli 2011-08-06 14:54
:-)

Grazie Janni per questo racconto fatto di tenerezza, di delicatezza, di profumi di fiori e amore !
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+4 #2 elda 2011-08-06 15:37
Leggendoti mi sembra di vederti..nel vivere quegli attimi..nel tuo saperli fotografare come solo tu puoi fare..tuoi, per sempre. E nostri nel donarceli. Grazie Janni.
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+2 #3 elda 2011-08-06 15:37
...e quella foto che hai scelto..quella...
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